Alla fine la curiosità ha prevalso sul buonsenso e sono andata a vederlo.
E me ne sono pentita, anche se non è che mi aspettassi nulla di diverso, a dire il vero.
No, a dir la verità me l’aspettavo diverso, eccome. Non necessariamente migliore, ma diverso. Una cosa tipo “Notte prima degli esami”, per intenderci, anche se meno riuscita.
Invece no.
I personaggi sono caricature.
Lei all’inizio incarna, portate all’ennesima potenza, tutte le più stereotipate caratteristiche della secchiona-brutta-antipatica-asociale.
Occhiali formato maschera da sub.
Volto pallido devastato da un fiorame di brufoli.
Abbigliamento degno di un ospizio della terza età.
E in più vive letteralmente sui libri. Ha una sindrome da ripasso compulsivo tutte le volte che si avvicina un esame.
Che supera sempre con trenta e lode, manco a dirlo.
E ce l’ha a morte col mondo.
Dall’aspirante sociologa che è, annota le sue apocalittiche analisi sul degrado della società contemporanea su quadernetti sdruciti che sembrano essere usciti da una libreria di fine Ottocento, con una calligrafia fitta fitta che mi ricorda un sacco gli inseparabili appunti universitari del nostro prof di filosofia.
A me comunque lei è simpatica, all’inizio.
Ma poi.
Poi arriva lui.
Tanto per cominciare, Vaporidis sarà anche un bel pezzo di gnocco ma secondo me, come attore, lascia decisamente a desiderare.
Mimica facciale zero, che rida o pianga la sua espressione è sempre la stessa.
E il ruolo del pariolino snob proprio non gli si addice.
Ricco sfondato.
Q.I. sotto i piedi.
Attorniato da una compagnia di emule di Paris Hilton.
E nei ritagli di tempo, l’università.
A un certo punto la cozza fotonica e il bellimbusto da discoteca si incontrano.
All’università, per l’appunto.
Lei ha passato tutta la notte a studiare. Lui la nottata l’ha trascorsa in discoteca, felicemente accompagnato.
Lei prende trenta e lode. Lui rimedia un venti facendo un po’ gli occhi dolci all’assistente carina.
E da cosa nasce cosa, lei ha bisogno di soldi per pagarsi gli studi, lui di ripetizioni per superare l’esame.
Guarda caso.
Poi provate un po’ a immaginare che succede, gli opposti si attraggono.
La cozza fotonica nel letto del bellimbusto da discoteca.
E allora accade il miracolo.
Grazie a una sorta di estetista tuttofare che sembra un po’ il sacerdote di una setta satanica, la cozza si trasforma in quattro e quattr’otto in una bonazza da paura.
E entra nel jet set.
Eccola qui, la morale della favola.
C’è un episodio di questo film che mi ha colpito, ed è quando lei, ancora in fase cozza, fa domanda per un posto di assistente universitaria e viene respinta. Mancanza di posti, le dicono. Alla fine del film, ci ritorna in versione figa, con una scollatura che neanch’io oserei (ed è tutto dire) e guarda un po’ che caso, c’è tutto il posto di questo mondo.
Io al suo posto mi sarei incazzata come una iena.
Avrei rifiutato per principio.
Lei no, lei si sente realizzata. Come se ah, finalmente ho trovato la soluzione a tutti i miei problemi.
Ma io dico.
Come tu mi vuoi, già il titolo mi butta male.
Nella vita non deve essere “come tu mi vuoi”, nella vita dev’essere che gli altri mi accettano per quella che sono, punto e basta.
Come io mi voglio.
come tu mi vuoi
9 Dicembre 2007 di compagnaamber
"Lo so come ti senti. E' come essere dietro un vetro, non puoi toccare niente di quello che vedi. Ho passato tre quarti della mia vita chiuso fuori, finché ho capito che l'unico modo è romperlo. E se hai paura di farti male, prova a immaginare di essere vecchio e quasi morto, pieno di rimpianti."
(A. De Carlo, "Due di due")


OTTOMARZOTUTTOL'ANNO

GENOVA NON HA SCORDATO...
SARA' DURA...
BERLUSCOUNTER!
Urgh, ma che bel film!
Posso fare uno studio di sociologia sulla sociologa?
Posso fare la femminista degli anni ‘70 e andare a svolantinare davanti ai cinema?
Posso fare la futura ricercatrice incazzata e sabotare la pellicola?
Posso uccidere lo sceneggiatore?
Urgh.
Qualunque cosa, qualunque!