Troppo belle, quelle di oggi, troppo per postarle nella svarionatio, ché si perderebbero tra le tante.
Alla prima ora abbiamo avuto letteratura italiana.
Italiano ce lo insegna la prof C. che, mi spiace dirlo, ogni tanto sembra avere le idee un tantino confuse, come prova il seguito.
Oggi la prof C. c’aveva la luna storta, parecchio.
Quindi com’è entrata in classe, ha subito fatto una maxiretata di libretti per controllare le firme, cosa che non fa mai.
E ha pure controllato i compiti, altra cosa che non fa mai.
E i compiti, nessuno li fa mai.
Ma questa è un’altra storia.
Dopo le retate, la prof C. ha fatto una lezione fiume.
Di quelle in cui salta di palo in frasca come solo lei sa fare e che a me piacciono un sacco, proprio perché spazia su tutto lo scibile umano, toccando millemila argomenti diversi e senza nessunissimo filo logico.
Come lezione sarebbe stata anche interessante, parecchio.
Premesso che quando la prof C. si mette a commentare delle opere d’arte si può spanciarsi dal ridere oppure mettersi le mani nei capelli, a seconda dell’umore.
Ha aperto il libro di letteratura alla sezione dedicata alle opere d’arte del barocco, ché era di ciò che si trattava.
C’erano Apollo e Dafne, di Bernini.
E dipartesi adunque da cotal prodotto dell’umano ingegno per ampiamente trattare dell’importanza, in epoca barocca, del vegetalismo, che sarebbe a suo dire la ripresa di tutti quei miti greci in cui si verificano trasformazioni di esseri umani in piante.
Dico a suo dire perché, come ho avuto or ora modo di scoprire, il vegetalismo come corrente artistica non esiste.
L’horrida et inaspettata discoverta l’ho fatta proprio un minuto fa, nel mentre che mi accingevo a cercare la parola incriminata su gugol per linkarvela con una spiegazione migliore di quella ch’io medesima fornii poc’anzi.
Mi aspettavo una bella pagina di wikipedia con spiegato bene bene cos’è il vegetalismo, e invece wikipedia mi dice che no, ‘un ce sta.
Gugol, poi, il vegetalismo me lo spiega così:
“Tipo di vegetarianismo che esclude dalla dieta anche i prodotti di origine animale come latte, burro, uova, formaggio.”
Ah, beh.
Io però non sono ancora convinta e mi vado a prendere l’enciclopedia cartacea, ché – Zanza docet – su gugol, non è detto che ci sia proprio da far affidamento fino in fondo (anche perché dopo che non mi trova il mio blog, io di lui mica non mi fido mica tanto).
E l’enciclopedia mi conferma la triste verità.
IL VEGETALISMO NON ESISTE!
(Questa, di perla, non era prevista.)
L’illuminante lectio procede poi con un certo Wilhelm Mannhardt, ottocentesco autore di cui non riesco a trovare uno straccio di biografia su gugol, indi per cui non ve lo linko, di un trattato in cui analizzava i legami esistenti tra mitologia, folklore e religione presso le varie popolazioni.
Da ciò si passa, dopo elfi gnomi fate e folletti, ai miti dell’antica Grecia.
Al che, insomma, una che insegna lettere da trent’anni dovrebbe conoscerli, un po’, i miti.
Ora, io non è che mi diverta a fare la classicista pedante, però che mi confondi Demetra con Niobe no, non te lo perdono.
Penso che tutti coloro che hanno fatto o fanno studi classici, ma anche qualcuno di quelli che non li hanno fatti, sappiano, per dirla in parole molto ma molto povere, che la mamma di Persefone, o Proserpina che dir si voglia, è Demetra, e non Niobe.
Donde si torna al barocco, e qui spunta fuori il personaggio di Don Giovanni.
Che ci sta benissimo, eh, è il seguito che non mi torna.
Allora:
tutti, credo, conoscono il Don Giovanni di Mozart.
Molti conoscono il Don Giovanni di Molière.
Ma il Don Giovanni di Racine, quello no, non lo conosce nessuno.
Perché infatti non esiste.
E qui ci salvò la campanella.
Due ore più tardi, interrogazione di latino.
L’interrogata (volontaria) è M.M.
Sarebbe molto utile leggere il link, ché vi farete una perfetta idea del personaggio, senza ch’io debba aggiungere ulteriori spiegazioni.
“M., cosa vuol dire quantus?”
“Vuol dire quanto.”
“Sì, ma quanto in che senso?”
(suspance)
…
…
“In senso morale.”
…
…
Altro che il puzzle di Totti.
"Lo so come ti senti. E' come essere dietro un vetro, non puoi toccare niente di quello che vedi. Ho passato tre quarti della mia vita chiuso fuori, finché ho capito che l'unico modo è romperlo. E se hai paura di farti male, prova a immaginare di essere vecchio e quasi morto, pieno di rimpianti."
(A. De Carlo, "Due di due")


OTTOMARZOTUTTOL'ANNO

GENOVA NON HA SCORDATO...
SARA' DURA...
BERLUSCOUNTER!
ma ottimo… veramente ottimo…
Epperò mi sono dimenticata del mito di Siringa che si trasforma in canna, dalle auguste Metamorfosi