
Riemersa come se nulla fosse da un attacco di depressione cosmica durato mezza giornata e senza la benché minima motivazione logica, ieri sera tra prima e dopo cena ho letto “Dolce per sé” di Dacia Maraini.
E’ strano, perché mi ha preso e me lo sono finito in un paio d’ore, ma non mi è piaciuto.
E’ un romanzo epistolare, una serie di lettere che nell’arco di sette anni la protagonista, Vera, cinquantenne giramondo autrice di testi teatrali, indirizza a Flavia, una bambina che all’inizio del romanzo ha appena sei anni.
Le due si conoscono a causa della lunga relazione di Vera con il trentenne zio della bambina, violinista di successo in una famiglia di musicisti di talento.
Non male, come situazione di partenza. Però non so, io me l’aspettavo diverso.
Cioè, a me piacciono quei libri in cui l’ambientazione è colta di sfuggita, nel suo divenire, come in un quadro impressionista. Dove i colori e il paesaggio seguono l’andamento delle emozioni dei personaggi e si limitano a filtrare attraverso le loro psicologie, sempre indistinti, sfocati, soggettivi.
Senza essere per questo meno importanti, anzi.
E nel romanzo epistolare immaginavo che questa funzione quasi di transfert del paesaggio fosse dilatata, portata alle estreme conseguenze, dato che estremamente soggettivo è il punto di vista di chi scrive, trattandosi di corrispondenza privata.
Invece no.
C’è troppo rosso di scarpette di vernice e gonnellina scozzese con cappellino coordinato di bambinetta in tiro, troppo verde di estati in Alto Adige e troppo anche di quell’atmosfera tirolese e un po’ rarefatta di famiglia borghese in vacanza, troppo blu notte di abiti eleganti e concerti serali.
Immagini troppo nitide e però troppo vuote, che non rappresentano nulla.
Un po’ come guardare un paesaggio fotografato su un calendario, potrà essere meraviglioso ma non ti darà mai neanche un decimo dell’emozione che ti dà invece la foto maldestra, magari controluce, magari tutta storta, di quel posto in cui sei stato tempo fa e a cui colleghi istintivamente una miriade di sensazioni, di parole, di ricordi.
E però, in mezzo a tante immagini da calendario, a un certo punto una scena mi ha colpita e ha iniziato a perseguitarmi.
E’ una fantasticheria erotica meravigliosa.
Nel libro, la protagonista racconta di un viaggio in Spagna col fidanzato violinista di vent’anni più giovane.
La sera, in albergo, avvolgono uno scialle intorno alla lampada, per rendere la luce più soffusa.
Fanno l’amore, e dopo lui si alza, e prende il violino, e le suona la Ciaccona di Bach.
Mi perdonerà, la Maraini, se copio.
Ma è una scena di una sensualità devastante.
Ecco, io ora non faccio che pensare che il mio uomo ideale è un musicista.
Un violinista dal carattere ombroso, che mi porti in una camera di albergo di lusso e dopo fatto l’amore si alzi dal letto ancora sudato, ancora tremante, e suoni per me alla luce azzurroeoro di un drappo di chiffon blu intorno all’abat-jour.
Magari non la Ciaccona, non pretendo così tanto.
Però la prima delle sei sonate e partite di Bach, quella sì, che tutte le volte che la sento mi toglie il fiato.
"Lo so come ti senti. E' come essere dietro un vetro, non puoi toccare niente di quello che vedi. Ho passato tre quarti della mia vita chiuso fuori, finché ho capito che l'unico modo è romperlo. E se hai paura di farti male, prova a immaginare di essere vecchio e quasi morto, pieno di rimpianti."
(A. De Carlo, "Due di due")


OTTOMARZOTUTTOL'ANNO

GENOVA NON HA SCORDATO...
SARA' DURA...
BERLUSCOUNTER!
premesso che non mi voglio riferire alla fantasia erotica ma alla recensione paesaggistica… ma sei sicura di essere diciassettenne?
orpo! la mia formazione scientista comincia a farmi sentire inferiore
(riguardo al diciassettenne: se il commento viola la privacy-anonimità dei blog, cancella)
e se non si dice anonimità, ma anonimato, fa lo stesso
nessun problema per la privacy
)
a costo di sembrare presuntuosa confesso che in effetti a volte il dubbio mi viene…
(e mi viene anche il dubbio di essere un pochinino scientista anche io, molto ma molto in fondo, nonostante la vocazione per i classici