Che sono millemila anni, che non mi faccio più viva.
Sono state giornate furibonde, parafrasando De André (così va meglio?), e anche un po’ desolanti, a onor del vero.
Sono stati i giorni della depressionissima e delle notti insonni a sentire Ligabue e fumare alla finestra.
I giorni che viene fuori che si torna a votare e che per un pugno di mesi non ci ho l’età, e mi toccherà star lì a mangiarmi le mani vedendo l’Armata Azzurra (E Anche Parecchio Nera) tornare al potere.
Giornate di apatia, di vado a scuola torno da scuola mangio riparto torno a casa ceno vado a dormire.
E in mezzo niente.
Senza calma di vento.
Ma con la bonaccia più totale e annichilente dentro.
Io che c’ho la bonaccia dentro me ne accorgo sentendo la musica. Le canzoni belle ogni volta sono un pugno nello stomaco, normalmente. Quando sento che mi lasciano indifferente, allora mi preoccupo.
Perché vuol dire che sono apatica.
E io preferisco mille volte star male che essere apatica.
Ma non posso neanche dire che le cose stiano andando poi così male, una volta superata la depressionissimissima.
Sarà che ultimamente è solo scuola. Scuola scuola scuola scuola.
Mattina, perché sono a scuola, pomeriggio, perché le ripetizioni o perché ogni tanto sono a scuola anche di pomeriggio, sera perché a volte studio.
E a me un po’ dà sui nervi, il fatto che ci sia solo la scuola e la scuola e la scuola.
Non è lo studio, perché io studiare, studio poco. Non ci crede nessuno, ma giuro che è così.
Poi però succede che mi chiamano, o mi tempestano di essemmeesse o mi cercano su emmesseenne.
E mi dicono, domani mi porti la versione?
E io penso: porcamiseria, è lunedì, la versione è per mercoledì. Perché cavolo di motivo ti sei messo in testa che io l’abbia già fatta?
E’ l’idea che c’è dietro, che mi fa rabbia. Come se io passassi le mie giornate alla scrivania a ingobbirmi leopardianamente sulle sudate carte, e non avessi nient’altro a cui pensare e per cui vivere.
Variante:
Mi fai il foglio con le regole della versione?
Ora, mettiamola così, anche a costo di sembrare presuntuosa.
A me non costa nulla scriverti le regole, è il mio lavoro. Non che ne sia entusiasta, di ’sto lavoro, ma è un altro discorso.
E comunque fa parte della mia etica, perché per me stare in una classe vuol dire questo, che se tu sei in difficoltà e io posso aiutarti lo faccio e anzi devo farlo, e pazienza se sono stanca o non ne ho voglia o rischio di rimetterci qualcosa io.
E non ti chiedo nulla in cambio né mai mi sognerei di farlo.
E non faccio neanche figli e figliastri, aiuto tanto te che mi sei simpatico quanto un altro che mi sta sulle scatole. Perché è giusto così, almeno per come la vedo io.
Perché è capitato che sia quello che so fare, ecco.
(Impossibile resistere alla citazione gucciniana).
Però succede anche che a me fanno incazzare a morte quelli che se ne approfittano.
C’è certa gente che mi avrà rivolto la parola sì e no tre volte in tre anni.
Mai un “Ciao come va? o una qualsiasi conversazione amichevole su un qualsiasi argomento.
Mai un tentativo di approccio extrascolastico.
Quando però fa comodo allora sì che si ricordano che esisto.
Ora, io lo so che ho un carattere che fa schifo.
Che sono lunatica e depressa e sociopatica e stravagante e tutto quello che si vuole.
E quindi non pretendo di avere il mondo ai miei piedi.
Però se ti sto sulle scatole, il che è perfettamente legittimo, e non ti interessa minimamente avere a che fare con me, io non mi offendo, anche perché di solito la cosa è reciproca, ma allora mi fai il santo piacere di ignorarmi sempre.
Ed è inutile che mi si dica che dovrei incazzarmi e farmi le mie ragioni.
Perché non è un problema mio, io mi comporto come credo sia giusto fare e non ho intenzione di cambiare.
Tanto manca poco, per fortuna.
E comunque sono gli altri che dovrebbero rendersene conto da soli.
E se non ne sono capaci sono affaracci loro.
Piesse, M.M. si è appena fatta viva per chiedermi le traduzioni di Archiloco, guarda caso.
Che non ho, peraltro.
"Lo so come ti senti. E' come essere dietro un vetro, non puoi toccare niente di quello che vedi. Ho passato tre quarti della mia vita chiuso fuori, finché ho capito che l'unico modo è romperlo. E se hai paura di farti male, prova a immaginare di essere vecchio e quasi morto, pieno di rimpianti."
(A. De Carlo, "Due di due")


OTTOMARZOTUTTOL'ANNO

GENOVA NON HA SCORDATO...
SARA' DURA...
BERLUSCOUNTER!
anche a me hanno sempre fatto incazzare quelli così, che non hanno neanche il pudore di far finta un paio di volte. Però io ero meno esposta, perchè ero inaffidabile: e non per scelta furba, ma perchè bisogna seguire altre suggestioni, oltre l’etica e l’abitudine, e il dovere e la correttezza. chè quando tu ce n’hai voglia e le cose le hai già fatte, allora ok darle a chi te le chiede. ma non è giusto – chè bisogna essere giusti anche verso se stessi – che tu debba aspettare la settimana di vacanza per sentire di poter respirare: respira un po’ anche quando ne hai semplicemente voglia, e se qualcuno ti chiede di scrivergli le regole… ecco, ci sono dei “no” che vanno detti. Agli altri e a se stessi, per imparare a rispettarsi.
scusa lunghezza e consiglio non richiesto, che spero non ti dia fastidio; ciao.
No, tutt’altro, mi ha fatto piacere
Grazie!