
Ma il fatto inatteso che mi è capitato
mi ha distrutto l’anima: è finita, e ho lasciato
la gioia di vivere, voglio morire, amiche.
Colui del quale credevo conoscere tutto,
il mio sposo, si è rivelato il più malvagio degli uomini.
Fra tutti quanti gli esseri dotati di intelletto,
noi donne siamo la specie più disgraziata:
per prima cosa, dobbiamo con sovrabbondanza di beni
acquistarci uno sposo e prenderci un padrone del corpo
- un male, il secondo, anche più doloroso del primo.
E in questo sta il rischio maggiore: se lo si prenderà cattivo
o buono, perché le separazioni non creano buona fama
alle donne, né è loro permesso di negarsi allo sposo.
Colei poi che è capitata in mezzo a usi e costumi estranei
dovrebbe essere un’indovina – poiché non può già saperlo -
su come sarà davvero suo marito.
(…)
L’uomo, quando si è stufato di vivere con quelli di casa
se ne va fuori e pone fine alla nausea che ha in cuore
recandosi da un amico o un compagno.
Noi invece siamo obbligate a guardare ad un’unica persona.
(dalla “Medea” di Euripide, vv. 225-247)
"Lo so come ti senti. E' come essere dietro un vetro, non puoi toccare niente di quello che vedi. Ho passato tre quarti della mia vita chiuso fuori, finché ho capito che l'unico modo è romperlo. E se hai paura di farti male, prova a immaginare di essere vecchio e quasi morto, pieno di rimpianti."
(A. De Carlo, "Due di due")


OTTOMARZOTUTTOL'ANNO

GENOVA NON HA SCORDATO...
SARA' DURA...
BERLUSCOUNTER!