Ma però questo, ecco.
E mi perdonerete la poca finezza della metafora.
Il fatto è che noi, con queste elezioni, ci siamo giocati il culo. E abbiamo perso.
E loro arriveranno, e ce lo piazzeranno proprio lì. Tutti in fila, uno dopo l’altro.
La Nessie dice che entro due anni siamo fuori dall’euro.
Io questo non lo so. Nel senso che quello che sarà l’Italia tra due anni, io per il momento preferisco non ipotizzarlo. Ne ho già abbastanza di pensare a quello che ci riserveranno i prossimi mesi.
E la prima cosa che accadrà nell’immediato, secondo me, sarà che il verbo della Lega si farà carne e scenderà dalla Padania in mezzo a noi. In altre parole, federalismo e cazzi e mazzi vari, tout de suite.
Poi la Costituzione.
E la 194.
E la Finanziaria, a settembre. Con tagli che neanche mi voglio immaginare alla ricerca, alla scuola, agli asili. E il via alle grandi liberalizzazioni. Ma in compenso toglieranno l’Ici sulla prima casa, e saremo tutti contenti.
E la riforma della scuola. Al via la riscrittura dei libri di storia, i falò per le strade, l’indice dei manuali di testo proibiti, la censura. Tutto un déjà vu, naturalmente – Moratti docet – solo che stavolta ci andranno fino in fondo e passeranno a mettere in pratica anche la seconda parte, quella che l’altra volta è rimasta in sospeso, ossia la riforma dei licei. Spuntano come funghi una dozzina di licei mai visti prima; scompaiono gli istituti tecnici, i professionali passano sotto la gestione delle regioni, in linea con gli interessi del terzo partito nazionale.
Beh, basta.
Ché già c’ho il mal di stomaco di mio.
Tornando alla metafora.
E’ una sconfitta talmente devastante, talmente irrimediabile, talmente totale che è impossibile, ora come ora, adottare un atteggiamento costruttivo. Viene solo voglia di arrabbiarsi, di digrignare i denti, di ridere amaramente guardando le vignette satiriche e prospettando scenari iperbolici (ma fino a che punto, poi?), di strapparsi i capelli, di litigare, di recriminare.
Ma però, adesso che vengono a incularci.
Io non è che mi metto a novanta per facilitargli il compito.
Tanto lo so che ce la faranno, prima o poi. E sento già il male. Vedo tutte le stelline.
Mica mi faccio illusioni. Stiamo entrando nella stagione politica più nera – in tutti i sensi – degli ultimi sessant’anni. Ma è proprio per questo, lo capite?, che bisogna giocarsi il tutto per tutto.
Disperatamente, inutilmente. Ma proprio per questo è ancora più enormemente importante.
Perché l’unica speranza, ammesso e non concesso che ancora possa essercene, è che qualcosa si muova dal basso. Da quelli come noi.
Dai giovani, soprattutto. Perché non potremo demandare il nostro futuro nelle mani di chi la lotta l’ha già fatta, e noi lavarcene altamente le mani, quando le poste in gioco riguardano soprattutto la nostra generazione.
I lavoratori di domani che avranno sempre meno possibilità di contratti a tempo indeterminato. Siamo noi.
I genitori che manderanno i figli nella scuola di domani. Siamo noi.
Quelli che respireranno l’aria ancora più irrespirabile di domani e berranno l’acqua ancora più avvelenata di domani e cammineranno nel pianeta ancora più devastato di domani, siamo noi e soprattutto i nostri figli.
Io penso che è bellissimo se la lotta la facciamo tutti insieme.
E allora io penso che sì, il nostro culo ormai è in mano loro.
Ma io al mio cerco di non farceli avvicinare.
E quando saranno vicini scalcerò e morderò e graffierò e urlerò finché avrò polmoni.
E dovranno prendermi di peso, se vogliono piazzarmelo lì, e tenermi ben ferma.
"Lo so come ti senti. E' come essere dietro un vetro, non puoi toccare niente di quello che vedi. Ho passato tre quarti della mia vita chiuso fuori, finché ho capito che l'unico modo è romperlo. E se hai paura di farti male, prova a immaginare di essere vecchio e quasi morto, pieno di rimpianti."
(A. De Carlo, "Due di due")


OTTOMARZOTUTTOL'ANNO

GENOVA NON HA SCORDATO...
SARA' DURA...
BERLUSCOUNTER!
Ma quante parolacce scrivi, compagna, da quando sei diventata extraparlamentare???