from the inside
1 Maggio 2008 di compagnaamber
Primomaggio solitario, Primomaggio solemare.
Non è una filastrocca qualunquista da italiano medio, no.
E’ il mio Primomaggio epicureo, vagamente zen.
C’è che sono piena di cose, in questi ultimi tempi. Tutto il mio mondo di dentro trabocca di storie da raccontare.
Ma non ho più tanta voglia di parlare di me. Mi sembra di alimentare il mio autismo. Mi sembra di non interessarmi del mondo di fuori.
Il fatto è che il mondo di fuori mi interessa tantissimo, invece. E ogni tanto mi piace anche. Ma per raccontarlo dovrei prima imparare a chiedergli di raccontarsi lui a me. E dovrei smetterla di averne paura, e smetterla di preoccuparmi di quello che potrebbe venire a dirmi il mondo di fuori se scrivessi di lui.
E nel frattempo mi cerco.
Mi cerco continuamente, in mezzo ai pensieri che salgono su a ondate.
Mi sento un po’ più nuova, quello sì. Un po’ più desiderosa di vivermi. Con qualche zona d’ombra in meno, da quando sono tornata da Padova.
Tante canzoni sono tornate più belle.
Tanti pensieri sono tornati più aperti.
Parlando con l’amicaprof mi è capitato di tornare a rovistare in tanti angoli che erano rimasti sempre al buio, invasi dalla polvere.
Mi è tornato in mente che mi manca tantissimo una persona. Ma intanto mi è tornato in mente che da qualche parte nei miei pensieri quella persona c’è ancora. Che non ho perso la capacità di sentirla forte da far male.
Mi sono venute in mente tante parole che scriverò per quella persona quando sarà il momento giusto.
Mi verrebbe da chiederle scusa per come l’ho trascurata, intenta com’ero a fare a pugni col presente, e per il fatto che ora mi trovo a doverne riabilitare il ricordo, quasi che fosse colpa sua.
Inizio ad aver voglia di raccontarla, dopo averla rinchiusa per tutto questo tempo. Di condividerla con qualcuno.
Per non finire come mio padre Van Loon e la sua incapacità di convivere con i fantasmi della memoria.
Van Loon il passato lo rimuove.
Rimuove le cose che gli fanno male. Rimuove anche me, a volte, perché sono anch’io un pensiero difficile, di quelli che non si riescono a incasellare. Un’equazione con l’incognita che non torna.
Io mi incazzo, quando faccio le equazioni che non mi tornano le incognite. Che poi mi succede sempre, perché non ci capisco niente, ma questo è un altro discorso.
Van Loon, io non gli torno e lui si incazza.
Invece la cosa bella del mio ménage familiare è che ho recuperato mio fratello.
Ho scoperto la bellezza di farmi coccolare. Anche se un po’ a disagio. Sono sempre stata scontrosa, autarchica. Ho perso la capacità di offrire manifestazioni d’affetto. Mi faccio abbracciare ma non so riabbracciare a mia volta.
Aspetto chi me lo insegni.
E intanto ascolto la canzone del chimico che amava gli elementi perché non sapeva amare l’amore, e mi chiedo se non sia almeno un po’ la mia canzone.
E’ un pensiero triste.
Pensare all’amore mi getta in faccia tutto il peso della mia minorità.
Mi fa sentire mutila. Mi fa venire in mente strane paure. Se saprò riconoscerlo quando verrà. Se saprò viverlo. Se avrò abbastanza energie da riversare nel mio amore. Se sarò in grado di estrinsecarmi nel rapporto di coppia, quando già non sono capace neppure di supplire a me stessa.
Se saprò vedere la persona da amare.
Perché in realtà ho paura che quello che io sto cercando sia un mio doppio. Che sia di me che ho bisogno. Eccolo, l’autismo.
Non voglio.
E ho paura di me, tanta.
E ho paura per me, sempre.
E ho fretta, troppa.
E qualcuno dirà che c’è un modo migliore…
"Lo so come ti senti. E' come essere dietro un vetro, non puoi toccare niente di quello che vedi. Ho passato tre quarti della mia vita chiuso fuori, finché ho capito che l'unico modo è romperlo. E se hai paura di farti male, prova a immaginare di essere vecchio e quasi morto, pieno di rimpianti."
(A. De Carlo, "Due di due")


OTTOMARZOTUTTOL'ANNO

GENOVA NON HA SCORDATO...
SARA' DURA...
BERLUSCOUNTER!
maffigurati, compagnamber! autistica, tu? la tua paura si vede un po’ anche da fuori, sì, e allora vien da stare più attenti e si aspetta magari che sia tu a fare un gesto di più, quando per te sarà il momento. senza fretta. e senza pensare che cerchi un doppio: al massimo stai cercando te e poi qualcun altro, che è il modo giusto.
non so se sia più facile abbracciare o farsi abbracciare. anche io non lo so fare tanto bene. ma non per chissà cosa. è che non sono abituata. non sono stata educata alle manifestazioni d’affetto. e mi sembra di scoprirmi troppo se prendo l’iniziativa. e mi sembra di essere ancora più vulnerabile. fragile. facile preda.
poi mi lascio andare. affondo il mio corpo nell’altro. circondo le spalle con le mie braccia. mi lascio avvolgere. e non ci sono catastrofi. e non ci sono paure.
mi manca l’input, ecco.
Maffigurati, compagnaAmber!
tutto quello che di furbo c’era da dire l’ha già detto la streganocciola, accidenti alla sua saggezza e senza pensare che cerchi un doppio: al massimo stai cercando te e poi qualcun altro, che è il modo giusto ma soprattutto accidenti alla sua prontezza di riflessi ;D
Posso aggiungere che, guarda, ti assicuro, non ti si può confondere con ilChimico nemmeno col binocolo. Che ne conosco uno (non ilChimico della Comune-ty, proprio uno che -purtroppo- è fisico ma è uguale uguale ilChimico di DeAndré) e puoi stare tranquilla, c’è un abisso di sensibilità nel mezzo.
Voglio dire, non credo che a te potrebbe capitare, dopo esserti lasciata con una persona con cui stavi da due anni, che il tuo ex ti mandi un cd con la canzone “ilChimico” (significativo, eh?) e tu invece che riflettere, l’ascolti (senza averla mai sentita), e poi commenti distaccata “bella canzone” ;P