Mi sono accorta che non respiro.
Il mio respiro non arriva fino in fondo. Respiro affannosa, respiro di petto.
Non so cos’è. Ho l’agitazione sottopelle. I nervi annodati, le gambe che tremano, l’effervescenza nello stomaco.
Lascio cose in sospeso, sempre. Discorsi, contatti, progetti.
Sarà il caldo. Sarà la stanchezza. Sarà che mi sento in attesa di qualcosa. Che ho voglia di iniziare qualcosa sul serio.
Ieri erano sei mesi di blog. Ho realizzato con sgomento che non mi sono mai impegnata così a lungo in qualcosa, prima. O forse sì, ma tendevo ad aggirare l’ostacolo tutte le volte che si presentava qualche intoppo, finché smettevo di crederci ben prima che fossero passati sei mesi, e rinunciavo definitivamente a mettermi in gioco.
Sono stata una pessima insegnante per me stessa.
Ma sono così veloci da far passare sei mesi.
Ma sono così tanti sei mesi.
No.
Non ho mai creduto in qualcosa per più di mezzo anno.
E’ pochissimo, porcamiseria.
Ma poi ho pensato a tutte le cose nuove di questi sei mesi. E’ successo di tutto, da novembre ad adesso.
E penso a tutte le cose che ho capito in questi mesi.
Quello che ho iniziato a capire sui rapporti tra le persone, e ci infilo dentro i rapporti con gli altri e anche quelli con me stessa, e ci infilo una sbronza depressa gucciniana in una stanza d’albergo, e le delusioni sentimentali, e le amiche che mi hanno insegnato a seguire una direzione.
E ci infilo la storia di un’amica che soffriva e del rapporto che non ho saputo gestire col suo dolore, e l’aver iniziato a cercarmi una strada, e tutti quei pezzi di vita che ho abbandonato perché mi sono resa conto che mi ostinavo a mettermeli addosso, ma non mi stavano bene.
E ci infilo i conti col mio passato che sono un po’ meno in sospeso di quello che erano prima, e quello che scriverò a questo proposito tra altri sei mesi.
E ci infilo che ho imparato a sconfiggere la paura di scrivere.
E le cose belle e le persone importanti e con cui posso condividermi e quel giorno che la Comune-ty è venuta a bussare alla mia porta e io ho scoperto un mondo.
E che anche se non è che nella vita si arriva a un dunque che da un momento all’altro ti cambia le carte in tavola e ti fa accendere tutte le lampadine, ma anzi le cose succedono gradualmente e sovrapponendosi una all’altra e magari uno se ne accorge soltanto a posteriori, io comunque penso che faccia bene ogni tanto fermarsi a tirare qualche somma, perché nel frattempo uno prende fiato e poi dopo riprende a camminare meglio.
E decido che voglio smetterla di tenere la testa bassa e guardarmi i piedi, perché tra me e l’orizzonte ci sono in mezzo un sacco di cose più belle.
“Eccellente! E adesso?
Luce, solo luce che trasforma tutto il mondo in un giocattolo.
Molto bene, faremo gli occhiali così.”
"Lo so come ti senti. E' come essere dietro un vetro, non puoi toccare niente di quello che vedi. Ho passato tre quarti della mia vita chiuso fuori, finché ho capito che l'unico modo è romperlo. E se hai paura di farti male, prova a immaginare di essere vecchio e quasi morto, pieno di rimpianti."
(A. De Carlo, "Due di due")


OTTOMARZOTUTTOL'ANNO

GENOVA NON HA SCORDATO...
SARA' DURA...
BERLUSCOUNTER!
mi sembra l’unico commento giusto.
And… go!go! go, compagnamber!
anch’io.
Ehi, abbiamo poi informato van loon delle parentele?
Mi unisco al commento
Of course
A presto, amiche!
E grazie dei saggi conigli
i saggi conigli