La cosa bella dell’estate è che ci sono un sacco di ore libere da riempire come si vuole.
La cosa brutta dell’estate è che io divento pigra.
Pigra più del solito, intendo dire.
Divento pigra al punto che va a finire che mi annoio.
Divento pigra perché di mille cose che penso che sarebbe carino fare, alla fine non ne faccio neanche una.
Perché mi piace un sacco pensare a cosa fare, ma poi non ho la pazienza di farlo per davvero.
E sono pigra, sì, ma anche maledettamente stakanovista.
E così la prima cosa che ho pensato è che devo riprendere a lavorare.
E’ che non ce la faccio a stare troppo tempo senza fare niente.
E’ che se non mi riempio le ore costringendomi a fare qualcosa, poi va a finire che passo le giornate a guardare per aria e mi sento stupidamente, enormemente, disgraziatamente inutile.
E’ che non posso sopportare l’idea di un’estate a chiedere soldi.
E’ che se lavoro ho una scusa ragionevole per non andare in montagna, soprattutto.
Ma poi ho pensato un sacco di altre cose più belle.
Ho una camera da reinventare.
Devo rifare la libreria, sbarazzarmi di un po’ di roba vecchia e capitata non so come nei miei scaffali che vomitano libri, diari e quaderni, agende e volantini, carte di caramella e forcine per capelli, mettere a posto i nuovi arrivi, regalati, comprati o saccheggiati in giro per la casa.
Dare un ordine a tutta quella massa cartacea che ingombra ogni centimetro della mia stanza.
Mi sono disfatta di alcuni obsoleti ed orrendi poster che ancora ricoprivano il mio armadio, in diretta dai tempi più bui della mia adolescenza.
Ho lasciato il Che sull’anta più a sinistra.
Un’intervista a Guccini più varie foto sull’anta di mezzo.
Ho resuscitato a nuova vita l’anta di destra tappezzandola tutta di Van Gogh.
Mi restano da comprare le cornici a giorno per i poster che ho comprato a Madrid sette mesi fa e da scegliere ancora un po’ di cose carine da appendere.
Qualche foto interessante, qualche poesia, qualche citazione degna di nota.
Poi devo sbarazzarmi dei vestiti vecchi, sforzarmi di navigare a vista nei cassetti e togliere tutto quello che ci cresce.
Poi voglio andare a nuotare, e magari iscrivermi in palestra. Ma non lo farò.
Poi voglio mettermi a cucinare un po’ di piatti estivi, le paste fredde, le insalate.
Poi però preparo sempre la solita pastasciutta, la solita carne che nemmeno mi piace.
Poi volevo scrivere qualcosa sull’Ottomarzo che langue, volevo finire di tradurre le canzoni del quaderno e ascoltare un sacco di musica nuova sui siti bellissimi che ho scoperto, volevo riprendere un po’ di chitarra, volevo suonare.
Tre mesi che non suono, in effetti, ora che ci penso.
Ho firmato la lettera di abbandono del conservatorio. Sulla carta avrei ancora potuto dare l’esame, se avessi voluto.
Ma non volevo. Non volevo, e credo di aver preso la decisione giusta, anche se con tutte le mille indecisioni e paranoie del caso.
La musica non è una cosa che ti puoi trascinare addosso.
Quando diventa troppo pesante, che non si riesce più a proseguire, allora bisogna posarla, e sedersi a riposare, e a valutare se si è in grado di portarsela ancora per un tratto.
Posso prendermi tutto il tempo che voglio.
Non sono costretta a decidere che non suonerò più.
Qualcosa dentro mi dice che sarà così, per pura forza d’inerzia. Perché sono troppo mentalmente pigra per mettermici d’impegno, o perlomeno per prendere in considerazione l’idea.
E’ sempre così, le cose mi pesano come macigni appena prima di incominciarle.
Poi, una volta fatte, mi accorgo che sono stata bene.
E quindi penso che forse non suonerò più, ma che non l’avrò scelto, mi limiterò solamente a subirlo.
O forse ci riproverò e capirò che non è la mia strada.
O forse ci riproverò e tenterò un’altra strada.
tutto quello che mi piace pensare che farò quest’estate, ma so che non lo farò
16 Giugno 2008 di compagnaamber
"Lo so come ti senti. E' come essere dietro un vetro, non puoi toccare niente di quello che vedi. Ho passato tre quarti della mia vita chiuso fuori, finché ho capito che l'unico modo è romperlo. E se hai paura di farti male, prova a immaginare di essere vecchio e quasi morto, pieno di rimpianti."
(A. De Carlo, "Due di due")


OTTOMARZOTUTTOL'ANNO

GENOVA NON HA SCORDATO...
SARA' DURA...
BERLUSCOUNTER!