La mia amica che sta per prendere il diploma da estetista mi ha chiesto se le faccio da cavia (ovvero da modella, ma su di me suonava alquanto ridicolo) per l’esame.
Ho accettato, vagamente perplessa ma anche un po’ incuriosita, e sotto sotto attratta dalla prospettiva di un paio di trattamenti aggratis.
Così, stamattina, primo appuntamento alla scuola per estetiste di Viaventisettembre.
L’esame è a settembre, ma occorrono prima due sedute di prova, una di teoria e l’altra di pratica.
Oggi era – disgraziatamente – la teoria.
La teoria consiste essenzialmente nel compilare la scheda personale della cliente o, in questo caso, della misera cavia di turno, prima solo il viso e poi tutto il corpo.
Ci hanno fatte andare in una stanza con i lettini e tutto l’occorrente per i trattamenti e ci hanno fatto sdraiare, e ci hanno struccate, e passate col detergente. La ragazza nel lettino affianco si è addormentata praticamente subito.
E ci hanno fatto la scheda del viso.
E fin qui, tutto relativamente indolore. Relativamente.
La tragedia è iniziata dopo, quando abbiamo dovuto alzarci e rimanere lì, in mutande e reggiseno, a farci ispezionare da tutte le parti.
E come se non fosse bastato, alla fine è arrivata l’estetista capa a controllare se era giusto quello che avevano scritto le sue alunne.
L’estetista capa ha due occhi che castigherebbero anche miss Universo.
Figuriamoci una comune mortale e non esattamente un figurino come la sottoscritta.
E così me ne sono andata via, dopo quattro ore di tortura, la coda tra le gambe e la testa frastornata da tutte le mie magagne.
Non mi sono mai vista così brutta.
Così vecchia.
Così schifosamente sovrappeso.
Così trascurata.
Così che non va bene come sono.
Che poi ci ho pensato un pochino meglio più tardi, a freddo, sull’autobus.
E ho cambiato idea.
Non ho pensato che gran mucchio di stronzate, anche se d’istinto mi veniva quello.
Ho pensato, ma chi me lo fa fare.
Mi è venuta in mente tutta una lunga cosa che cercherò di spiegare.
Innanzitutto io credo che la cosa fondamentale e il primo passo da compiere sia imparare ad accettarsi per ciò che si è, e a convivere con le proprie imperfezioni. Fisicamente e caratterialmente, che la morale cattolica in cui siamo cresciuti ci insegna a percepire come ambiti tra loro indipendenti, ma che sono in realtà contigui fino a sovrapporsi spesso l’un l’altro.
Tanto ce ne saranno sempre, di imperfezioni, e mi sembra ridicolo questo andare a caccia del corpo perfetto a suon di trattamenti estetici, senza considerare che il punto di partenza da cui non si può prescindere è l’accettazione psicologica di se stessi.
Prima di pensare a intervenire là dove sento che qualcosa non va, io devo innanzitutto prendere le misure di me stessa e sentirmi non dico soddisfatta, ma almeno vagamente a mio agio nel tutt’uno.
E guardarmi allo specchio e dire, io c’ho una pelle che fa schifo, un fisico da baleniera in disarmo, degli asparagi al posto dei capelli, occhei, però sono io, e lo accetto, e fa parte della mia personalità, e se mi ci metto d’impegno posso anche trovarci del buono, e arrivare a volermi bene così.
Solo una volta che ho fatto questo e che ho radicato una consapevolezza di me stessa che mi renda sufficientemente sicura, solo allora posso passare a demolirmi.
E a passare in rassegna i punti neri, e le impurità, e le gambe storte, e le smagliature, e la cellulite, e la pelle secca, e i chili di troppo, e la lordosi, e tutto quello che mi hanno trovato d’altro che non andava e che non mi ricordo più.
E decidere fino a che punto mi interessa farmi del sangue marcio a eliminare questo o quel problema.
Il discorso è questo, che un trattamento estetico non è un must.
E un trattamento estetico ha senso farlo solo se piace, e solo se aiuta ad apprezzarsi di più.
Io posso avere la pelle più brutta del mondo, ma se non me lo dicono mica me ne accorgo. E anche quando me lo dicono, tutto sommato posso anche farmene una ragione.
Non è che se mi faccio levare i punti neri mi sento più bella. O meglio, è un palliativo.
Perché se io dentro mi sento che non mi vado bene, con o senza punti neri per me sono brutta lo stesso, e la sensazione di sentirmi bella dura quel tanto che ci vuole a uscire dall’estetista e arrivare a casa.
Eppoi, porcamiseria, ho diciott’anni.
Posso sforzarmi di prendermi un minimo cura di me stessa, e di prendere un certo tipo di abitudini, e di mettere in pratica determinati accorgimenti.
E l’estetista me lo posso imporre ogni tanto, quando mi va di rilassarmi e per rassicurare me stessa del fatto che non mi trascuro.
Ma non posso pensare che passerò le giornate a impiastricciarmi di mille creme diverse, e che due tre cinque volte alla settimana sarò lì a farmi esfoliare e drenare e massaggiare e idratare.
Alla mia età casomai posso, devo, pensare che cercherò di lavorare su me stessa e attingere da dentro le energie che possano farmi stare meglio anche fuori.
Che i problemi alimentari li sconfiggerò definitivamente solo e soltanto quando avrò sconfitto definitivamente la depressione che me li ha causati, e mi sento sulla buona strada per riuscirci.
Che smetterò di avere i tessuti troppo duri e troppo tesi e la circolazione cattiva e gli ormoni sballati solo quando smetterò di essere tesa e dura e cattiva e sballata dentro.
Che se davvero vorrò risolvere qualcuna di queste cose, mi sveglierò presto la mattina e andrò a correre o a fare una passeggiata su per le alture, andrò a nuotare, farò qualcosa di diverso, guarderò negli occhi una persona che mi tutte le volte mi fa sentire quasi donna, quasi bella e tutte le volte sento che sto bene.
Che poi io oggi ho ricevuto una mail bellissima.
E adesso mi sento a posto e mi sorrido.
E imparo, faticosamente, a sorridere alle mie imperfezioni nello specchio, e a guardare con occhio un po’ meno disfattista a quelle di dentro.
E ad accettarmi. Nonostante.
Ma anche no.
Accettarmi. Proprio perché.
"Lo so come ti senti. E' come essere dietro un vetro, non puoi toccare niente di quello che vedi. Ho passato tre quarti della mia vita chiuso fuori, finché ho capito che l'unico modo è romperlo. E se hai paura di farti male, prova a immaginare di essere vecchio e quasi morto, pieno di rimpianti."
(A. De Carlo, "Due di due")


OTTOMARZOTUTTOL'ANNO

GENOVA NON HA SCORDATO...
SARA' DURA...
BERLUSCOUNTER!
io, sai cos’è? che i consigli delle estetiste bisogna prenderli quando si è pronti…ad esempio, io a 17 anni se mi dicevano che ero sovrappeso ci rimanevo male come se mi avessero scuoiato il cane davanti agli occhi…adesso forse potrei anche sopportarlo.
Le estetiste hanno un punto di vista, come dire, parziale.
Non è che sempre bisogna sentirsele dire le cose… a volte ci si può beare della propria voluta ignoranza
Io e i miei chili di troppo siamo sempre stati separati in casa.
Ora che abbiamo fatto la pace, mi voglio godere il risultato.
Ora che bene o male, per quanto ancora con fatica, riesco vagamente ad accettarmi per quella che sono.
Eppazienza se poi ho la cellulite e le smagliature e la pelle rovinata.
E’ un risultato che vale infinitamente di più di un milione di trattamenti estetici
vado dalla stessa estetista da oltre ventanni, stiamo invecchiando assieme. ci vado perchè mi fa stare bene. dentro. aldilà della dura battaglia ai peli superflui.
io credo che a quarantanni bisogna avere la pelle di una quarantenne. e a sessanta la pelle di una sessantenne. che è giusto essere in ordine, per noi stessi e per gli altri. e che i peli vadano eliminati ma fa niente se una volta vado al mare con qualche peletto sparso perchè se io ci sto bene coi miei peletti gli altri possono pure girare lo sguardo se non ce la fanno a vederli, che il mare mi fa stare bene e che i peli non frenano la mi volontà. che mi sono rotta le palle a sentire parlare di diete e di calorie che non c’è niente di meglio che una pancia sazia per affrontare la vita. che le guance piene sorridono sempre e quelle scavate sono perennemente tristi.
e che pure io a volte mi accetto e a volte no.
dentro.