Ci sono dei giorni che mi chiedo cosa scrivo a fare.
Che non sono capace.
Che, soprattutto, non ho niente da dire.
Devo essere io che ho qualcosa che non va. Non è possibile che non mi succeda niente intorno. Dev’essere per forza che sono io che non mi accorgo della gente strampalata sull’autobus, o delle scritte buffe sui muri, o delle iniziative interessanti, o di qualsiasi altra cosa che possa suscitare interesse, o perlomeno una forma di vaga e superficiale curiosità.
Sono io che ho deciso di sparire dalla circolazione, una volta iniziate le vacanze.
Oppure è la circolazione che è sparita da me. Oppure tutte e due le cose, non lo so.
In questi giorni passo un sacco di ore da sola.
E da un lato sono contenta, e cerco di servirmene per leggere, per guardare film, per scrivere, per ascoltare della musica, per rilassarmi, per mangiarmi una fetta d’anguria, per fare la spesa e mettere su pranzi improvvisati, per prendere il sole, per qualsiasi cosa mi venga in mente di fare.
Ma dopo un po’ mi scappa la voglia di tutto, tranne che di lamentarmi.
Io non mi reggo quando mi lamento. Con l’unico risultato che meno mi reggo e più mi viene da lamentarmi di me stessa con me stessa, e più mi lamento e meno mi reggo, e alla fine le ore passate da sola diventano un’autentica tortura.
E’ come avere affianco un interlocutore fastidioso, che sussurra malignità a tutto spiano e schiaccia i tasti dolenti appoggiandovisi con tutto il peso, e insiste, insiste fino allo sfinimento.
E’ irritante. Sono, irritante. Come tenere prigioniero nello stomaco un alieno che piange perché vuole tornare in crociera, o che parla in dialetto piemontese con la voce della mia prozia baffuta e papista, o che mi dice Chiudi tutte le finestre che ci sono gli zingari giù in strada. Lo stesso fastidio, pungente e però rassegnato a convivere con la sua fonte.
Perché poi sono io fonte e oggetto del tutto. E’ come dire Per questo problema non ho soluzione, io mi sento vittima e carceriere.
Ed è anche che poi quando sono così mi viene una gran voglia di piangere e fare la vittima. Piccola e nera, sola e abbandonata.
E mi faccio schifo da sola a scrivere queste cose. Non riesco neanche più a tentare un minimo di autocomprensione.
Non ne posso più di questo doppio cattivo, acido, insofferente, patetico che mi porto dentro e che mi neutralizza la parte buona, e mi fa sentire che io sono io solo quando sono scazzata.
Come se la mia ispirazione per pensare e scrivere e riflettere si esaurisse nel momento in cui mi si stempera il malumore. Piango dunque sono. Bello.
E mi faccio schifo da sola, quando dico così, perché sto facendo l’impossibile per far dimenticare a tutti, compresa me stessa, che esiste anche la mia parte buona.
Che c’è anche una me stessa che sa sorridere, e sa ridere, e sa dispensare buonumore, e sa aver voglia di vivere alla giornata, aver voglia di vivere stando bene, aver voglia di vivere e basta.
Una me stessa che le brillano gli occhi e che ha voglia di fare mille cose.
Solo che a volte non mi ricordo più dove l’ho messa, e fatico a tirarla fuori.
E vorrei dire grazie a chi mi aiuta a farla uscire.
Sarà ora di fare il cambio degli armadi, ecco.
il cambio degli armadi
24 Giugno 2008 di compagnaamber
"Lo so come ti senti. E' come essere dietro un vetro, non puoi toccare niente di quello che vedi. Ho passato tre quarti della mia vita chiuso fuori, finché ho capito che l'unico modo è romperlo. E se hai paura di farti male, prova a immaginare di essere vecchio e quasi morto, pieno di rimpianti."
(A. De Carlo, "Due di due")


OTTOMARZOTUTTOL'ANNO

GENOVA NON HA SCORDATO...
SARA' DURA...
BERLUSCOUNTER!
ma la campagna d alfabetizzazione è già un progetto bellissimo – io tutte le estati penso che vedrò un sacco di film al pomeriggio e mai ci riesco. però ti capisco: io quella che hai la chiamo la “sindrome da parcheggio libero”: è quando arrivi in un parcheggio enorme di solito pieno e lo trovi deserto. ecco, è allora che la macchina finisci per metterla tutta storta. ma si può raddrizzare, neh?
mentre per il resto, beh, intanto il malumore ti ha fatto scrivere un altro post stupendo, quindi va coltivato!
poi, va coltivato anche perché noantri dovremmo sempre scoprire e apprezzare la nostra parte cattiva e acida e insofferente. Non so spiegare il concetto, ma mi ha colpito una frase della vecchiaprofnicoletta in un filmato in cui commentava l’autunno caldo no tav: “la gente ha riscoperto di saper essere cattiva”. Quindi, bene!
(che poi non è vero, che quando stai bene non fai i bei post, infatti il racconto per immagini?!
)
certo che si può raddrizzare, c’è tutto lo spazio del mondo
c’è tutto il tempo del mondo
coltivare il malumore, Imprevedibile Rivoluzionario? ne sei proprio sicuro? poi non dire che non ti avevo avvertito
).
mappoi, io penso che la vecchiaprofnicoletta intendesse una cosa diversa da quella che dico io, nel senso che l’acidità cattiva e insofferente può essere una risorsa, sì, ma a condizione che sappia trasformarsi in un qualcosa di costruttivo e che ti spinga a fare qualcosa, mentre a me succede esattamente il contrario (a meno di non annoverare nel ‘fare’ anche i post deliranti
Quindi forse dovrei convertire l’acido a perdere in acido a rendere?
I baci
))
a noi, contadini del malumore, l’estate ci fa crescere le piantine dell’insofferenza come se fossero ciliegie.