la via del ritorno
19 Luglio 2008 di compagnaamber
“Mentre cammino, lo zaino sulle spalle, a capo chino, vedo al margine della strada, nelle lucide pozzanghere della pioggia, l’immagine degli alberi chiari, come di seta, e in quello specchio fortuito l’immagine è più forte che la realtà. Ecco lì, cullato nel bruno terreno, un lembo di cielo e alberi, e limpida profondità, e ad un tratto provo un brivido. Per la prima volta dopo tanto tempo sento di nuovo che c’è qualche cosa di bello, che tutto ciò è semplicemente bello, bello e puro, questo quadro nella pozza d’acqua davanti a me – e in quel brivido mi sento gonfiare il cuore, tutto ricade per un attimo, e ora lo sento per la prima volta: pace – lo vedo: pace – mi immedesimo: pace. Scompare l’oppressione che finora non dava tregua, si alza a volo un che di ignoto, di nuovo, un gabbiano, un bianco gabbiano, pace, orizzonte tremulo, tremula attesa, prima occhiata, presentimento, speranza, e si fa più grande, ed è giunta la pace.
Mi riscuoto e guardo intorno a me; laggiù, dietro a noi, giacciono i miei compagni sulle barelle e invocano ancora. E’ la pace eppure essi devono morire. Ma io tremo di gioia e non mi vergogno. Strana cosa…
Forse si rifanno sempre le guerre perché uno non può mai sentire appieno quel che soffre l’altro.”
(Remarque)
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