
Settemmezza del mattino, appena fuori il portone di casa.
Molto prima, un sacco prima della Stradasulmare, a quest’ora in cui il tempo si misura a fettine piccolissime, per non lasciarsene scappare via nessuna da quel momento magico in cui ancora non ci si rende conto della giornata che incombe. Ecco, quando arrivo alla Stradasulmare, ci vorranno cinque minuti se ci vogliono, è lì che inizia veramente la giornata. E’ quando vedi tutti con lo zaino alla fermata dell’autobus che realizzi che stai andando esattamente dove vanno loro. Prima ti puoi sempre immaginare un’altra cosa. Prima è tutto uno scrollarsi il sonno dalle palpebre, il rumore dei miei passi che comincia, il sapore acre della sigaretta del mattino mescolato al gusto dell’aria fresca che colpisce appena fuori. Qualche macchina, poche. Vicini, pochi. Poche le serrande sollevate sull’unica via proletaria di questa zona, stretta stretta tra gli appartamenti di lusso e le case dei calciatori. File di cassonetti, il rigagnolo che scorre sotto, il ponte della ferrovia.
E qui, puntuale al suo appuntamento con questi cinque minuti di mattino straniato che le corrispondono in pieno, arriva questa canzone. Tutte le volte. Genialità dei brani casuali, o magari l’intelligenza artificiale degli Ipoddini di ultimissima generazione. Ma, minuto prima minuto dopo, arriva questa, sicuro sicuro.
In the jingle-jangle morning I’ll come following you.
Intraducibile, come lo è in buona parte tutta la canzone. In italiano suonerebbe orribile. Mattino disfatto, una cosa così. Un mattino disfatto con le occhiaie viola, con gli occhi appannati, con sangue alterato in circolo nel corpo. Un mattino fatto, fattissimo, che ha visto i draghi tutta la notte e si è ritrovato all’alba con la sensazione di essere ridotto in briciole. E spezzoni di frasi, quelli che riesco a capire, sgranati come perle in questi cinque minuti di mattino allucinato.
Let me forget about today until tomorrow.
Poi finisce. Un autobus che arriva, un’altra canzone random.
I treni per Reggio Calabria. O prima o dopo, sempre.
E mi sembra sempre che la giornata incominci un sacco bene, quando è così.
in the jingle-jangle morning I’ll come following you
17 Marzo 2009 di compagnaamber
"Lo so come ti senti. E' come essere dietro un vetro, non puoi toccare niente di quello che vedi. Ho passato tre quarti della mia vita chiuso fuori, finché ho capito che l'unico modo è romperlo. E se hai paura di farti male, prova a immaginare di essere vecchio e quasi morto, pieno di rimpianti."
(A. De Carlo, "Due di due")


OTTOMARZOTUTTOL'ANNO

GENOVA NON HA SCORDATO...
SARA' DURA...
BERLUSCOUNTER!