Alle otto del mattino è andata la prima bottiglia di spumante, insieme alla torta al cioccolato più buona del mondo.
Alle dieci è andata la seconda bottiglia e un vassoio di pizza.
All’una abbiamo chiuso con succhi di frutta, patatine, salamini e l’ultimissima bottiglia.
Abbiamo fatto le chiacchiere con le nostre prof diventate improvvisamente meravigliose ragazzine, abbiamo riso, giocato a carte, fatto ubriacare la prof di matematica, abbiamo organizzato una cena di classe con bagno di mezzanotte, tutti quanti.
E’ stata una mattinata meravigliosa, ieri.
In tutto questo io non ho ancora pensato, non ho ancora realizzato.
E’ finita la scuola, ti rendi conto, è finita la scuola! Finita, finita per sempre, finita che mai più metterò piede in un liceo, tranne che per andare a votare o se diventerò un’insegnante, finita proprio, finita che a settembre non ricomincia. Finita che lo si dice ma ancora non si riesce a realizzarlo. Che hai passato cinque anni a contare il tempo che ti separava e alla fine non riesci ad accettare che si sia consumato così in fretta.
E’ che c’è l’esame, adesso, a cui pensare. C’è l’esame e manca il tempo per concentrarsi su qualunque altra cosa, c’è l’esame ed è estate, c’è il sole e fa caldo, c’è l’esame e io ci sono arrivata sorpresa e contenta, sorpresa di essere contenta, contenta di essere sorpresa. Contenta, in ogni caso.
So che ho davanti giornate lunghe di tesina e di ripasso generale, so che finito l’esame mi aspetta un trasloco, che in casa mia, quando è tempo di esami, è il delirio più nero, che questo giugno sembrerà non finire mai, che le Forze Oscure saranno schierate sul banco della mia commissione d’esame.
Per adesso riesco a pensare questo.
Poi so anche che lavorerò, che forse andrò in vacanza e forse dovrò andare a fare il passaporto, bisognerà che mi ricordi. Ma so anche che devo decidere per l’università e ho le due metà del cuore che mi tirano da due parti opposte, il cervello e la pancia e i miei sogni di una vita futura che mi gettano davanti alternative tra cui non so decidermi a scegliere. E questo non ci riesco a pensarci adesso, aspettiamo l’esame, riparliamone a luglio, perché è un pensiero che mi fa stare male, e io male adesso non ci voglio stare.
Perché non ho ancora realizzato, dopotutto, che il liceo è finito, e mi godo quest’ondata improvvisa di sindrome di Peter Pan, dopo anni passati a fare finta di non essere adolescente e a volere sempre qualcosa che stava oltre, e mi sento dire che non voglio andare, non voglio fare, non voglio pensarci a domani, non ne voglio sapere dell’oltre, ancora per un po’, ancora finché posso.
Perché l’estate è arrivata, anche per me. Andrò al mare nelle ore calde e studierò in quelle fresche. Andrò in giro la sera, guiderò, leggerò un sacco e girerò per bancarelle, comprerò un paio di sandali, andrò al Suq che ha appena aperto, mi farò la pulizia del viso, deciderò cosa farmene di due amanti che non mi danno nulla di cui non possa fare a meno.
Sono stati cinque anni intensi, difficili, doloranti, noiosi, frenetici, terribili, strani, interessanti, maledettamente fondamentali. Cinque anni belli di quel bello che non ripeteresti mai, che te ne rendi conto solo alla fine di quanto sono stati belli, quando ti guardi intorno e dici sì, questa sono io, questo è il risultato.
Per una volta mi sento di dire che non è un brutto risultato.
E sono contenta, alla fine.
the end
12 Giugno 2009 di compagnaamber
"Lo so come ti senti. E' come essere dietro un vetro, non puoi toccare niente di quello che vedi. Ho passato tre quarti della mia vita chiuso fuori, finché ho capito che l'unico modo è romperlo. E se hai paura di farti male, prova a immaginare di essere vecchio e quasi morto, pieno di rimpianti."
(A. De Carlo, "Due di due")


OTTOMARZOTUTTOL'ANNO

GENOVA NON HA SCORDATO...
SARA' DURA...
BERLUSCOUNTER!