Mi sto portando avanti con il lavoro, sto iniziando a dare forma a post che però vedranno la luce solo tra molto tempo, quando verrà il momento opportuno.
Nel frattempo, però, mi dimentico di scrivere quelli che possono vedere la luce già adesso. Non perché ci sia chissà che cosa da scrivere. La vita va avanti così come le viene e dentro ci succedono tante cose più o meno minute, più o meno contingenti, che insieme formano l’allegro guazzabuglio in cui cerco di destreggiarmi giorno per giorno. Senza scossoni, più o meno. O forse qualcuno sì. Ma questa è, per l’appunto, una delle storie che si possono rimandare a tra un po’.
Non c’è chissà che cosa da scrivere o da raccontare, ma ciò non significa che non ci sia nessuna ragione per tornare a scrivere, almeno ogni tanto. Non c’è più quell’afasia fastidiosa dei momenti di stanchezza generalizzata, quando tutto sembra completamente inerte. C’è, invece, un qualcosa che assomiglia alla sensazione di essermi liberata da tutta la negatività che prima mi imprigionava, e senza che riuscissi ad impedirglielo. Come se mi fossi sfilata di dosso qualcosa di molto scomodo, come le pantofole dopo i tacchi a spillo, come i cioccolatini dopo le diete, come la culotte dopo il tanga. E allora penso che sarebbe un peccato non approfittare di un momento così, e allora scrivo, quando mi va. Non so nemmeno io per che motivo, forse perché son viva. Scrivo per parlare di nulla, ma perché nel frattempo vedo, ascolto, dico, rido, osservo, faccio, penso, vivo cose. Perché mi sento in un momento tutt’altro che statico, tutt’altro che inerte. Perché non mi va di adagiarmi sugli allori di questo periodo di pur sempre relativa stabilità e mi sembra di essere molto più all’inizio che non alla fine di un qualcosa che starà a me cogliere, man mano che verrà. E poi perché ho imparato a sorridere agli scossoni e ad impedire loro di scuotermi fino in fondo, e poi perché ho le spalle un po’ più larghe e i piedi piantati un po’ più saldamente nel terreno, e soprattutto perché alla fine ho smesso di vivere come se stessi correndo per cercare di raggiungermi tra dieci anni. E ho capito che era proprio lì che sbagliavo, e che giocare ad avere trent’anni non solo impedisce di godersi i venti ma è anche un ottimo modo per farsi fare del male gratis. E’ un punto importante, questo, che meriterebbe di essere approfondito. Ma un’altra volta, non adesso che sono stanca, e che questo post mi piace lasciarlo così, in tutta la sua beata inconcludenza.
E così eccomi qui, perché e nonostante. Nonostante sia uscita stamattina sotto il sole e rientrata stasera con la pioggia e con i lampi. Nonostante la prima sessione degli esami inizi a sembrarmi un po’ troppo vicina, che non è che possa più prendermela tanto comoda. Nonostante gli alti e bassi che sempre ci sono e nonostante novembre che è un mese che fa sempre un po’ di paura. Nonostante l’altroieri non sia stata affatto una giornata facile da gestire. Nonostante per non maltrattare troppo i miei poveri lardominali tagliati e cuciti non sia potuta andare a provare anch’io l’allenamento di rugby, che avevo già le gambe che si muovevano da sole all’idea, e com’è strano che mi sia venuta voglia di fare sport così all’improvviso, ma tant’è. Nonostante ne abbia approfittato, quella sera, per andare a vedere un film che sembrava l’Attimo fuggente, solo che era ambientato in Germania nel 1942. Nonostante la fatica per tenere a bada i fantasmi del mio passato lontano, adesso che per misurarlo inizio ad avere bisogno dei numeri a due cifre. Nonostante i fantasmi del mio passato vicino, che è un po’ come avere un Molliccio nell’armadio e devi tenerlo ben chiuso, l’armadio con il Molliccio dentro, se non vuoi che lui esca fuori all’improvviso e si trasformi nella tua paura.
Ma poi perché questa è la mia vita, bella e disordinata e tutta scomposta come una bambina spettinata. Perché tra poco ci sarà il concerto di Guccini, perché posso passare dal centro storico tutte le mattine e portarmi appresso l’odore dei vicoli, perché ho perso i chili che mi ricordavano la mia adolescenza triste, perché mi sono tinta i capelli, perché ho dei nuovi amici, perché riesco a sorridere delle mie storie finite male, perché prima vivo e poi ci ragiono su, e non il contrario. Perché questo è quello che c’è adesso, sono le provviste che sto mettendo da parte per l’inverno.
Se poi smettesse anche di piovere, sarebbe semplicemente meraviglioso.
aspettando l’inverno…
5 Novembre 2009 di compagnaamber
"Lo so come ti senti. E' come essere dietro un vetro, non puoi toccare niente di quello che vedi. Ho passato tre quarti della mia vita chiuso fuori, finché ho capito che l'unico modo è romperlo. E se hai paura di farti male, prova a immaginare di essere vecchio e quasi morto, pieno di rimpianti."
(A. De Carlo, "Due di due")


OTTOMARZOTUTTOL'ANNO

GENOVA NON HA SCORDATO...
SARA' DURA...
BERLUSCOUNTER!