Eccomi qui, sì, sono tornata.
Con le spalle cotte dal sole, con addosso una puzza mista di treno, sudore e due notti di ostello senza un lenzuolo per dormire e senza l’acqua calda, anzi senza l’acqua del tutto, tranne che dal bidet.
Con le risate delle mie amiche bellissime e con tantissimi chilometri di strade lunghe e larghe conficcati dentro le gambe, con un eastpak violetto sulle spalle e la mia fame da verme solitario acquattata nella pancia.
Con la sensazione che se non lo fai a vent’anni non lo fai mai più, ma anche la sensazione che dopotutto è solo perché hai vent’anni che ti rifiuti di chiederti se in fondo ne sia valsa realmente la pena. E dici che va bene lo stesso, che quello che conta in fin dei conti è la vacanza, le amiche, l’andare all’avventura. Per la stessa ragione del viaggio.
Ed è così, in effetti, è davvero così. E una parte di me è contenta ed è giusto che sia così, a prescindere.
Però.
C’è che questo, dal punto di vista politico, è stato il peggior concerto del primomaggio degli ultimi vent’anni. Cioè da quando, più o meno, esiste il concerto del primomaggio.
Sarà per questo che torno, ma torno con la stessa sensazione di instabilità confusa di quando sono partita. Sarà per questo che la sento allargarsi a macchia d’olio nel privato come nel politico, ma li percepisco, nonostante tutto, come due piani sfalsati tra di loro, due compartimenti stagni che non comunicano.
E sarà per questo che mi sento a un passo dal cadere nella sindrome odiosa della disaffezione politica, che è una malattia da bambini vecchi.
Sarà per questo che vi chiedo già di uccidermi, prima di precipitare mani e piedi in questa mentalità da Il faut cultiver notre jardin.
Non lo so.
Prometterei che scrivo qualcosa sul serio, appena ho tempo, se ho tempo.
Vorrei, ma il fatto è che di tempo ne ho poco per davvero. E questo, mi accorgo, è un alibi ulteriore, sfruttare l’alienazione da vita sovraffollata per mettere a tacere i propri sensi di colpa.
E non ci riesco a non sentirmi così, con l’acqua alla gola e un dolore al livello del mare.
Scriverò presto, promesso.