Comincia agosto e ricomincio io.
E mentre comincia, questo agosto lanciato a bomba contro il mio ventesimo compleanno, con e nonostante tutto ciò che sta accadendo in termini di sfighe private e sfaceli politici, io continuo a non volermi proprio scrollare di dosso questa meravigliosa, imprevedibile contentezza che mi è venuta ad abitare all’improvviso.
Mi ero talmente stufata di aspettarla nei miei giorni grigi, che a un certo punto ho smesso di inseguirla come un miraggio, ero talmente disillusa che neppure ci pensavo più. E lei, allora, mi è entrata nella vita in punta di piedi, senza sconvolgere nulla, con la naturalezza lenta di una pianta che piano piano mette le sue radici.
Comincia agosto, io sto per compiere vent’anni e nel frattempo non posso fare a meno di crogiolarmi in questa serenità tranquilla, così inedita, così riappacificata col mondo. C’è stato un momento in cui ho iniziato a guardarmi intorno con occhi diversi, prima ancora di volerlo o di deciderlo, erano gli occhi, il respiro, la pancia che imparavano ad assecondare un ritmo nuovo e più regolare, la mente ci è arrivata per ultima. Come quando si canta, prima viene la pancia, viene l’equilibrio del corpo, e soltanto dopo la mente astrae, razionalizza tutto quanto, lo seziona e ne fa concetti. Da quando guardo il mondo con occhi nuovi io canto, o forse da quando canto guardo il mondo con occhi nuovi.
È stato un anno bellissimo, questo. Ma così bello, così pieno di amici, così ridanciano, così sbronzo, così indaffarato e stancante, così universitario, così canoro che vorrei che fosse stata così tutta quanta la mia adolescenza. I quindici, i sedici, i diciassette e anche un po’ i diciotto anni, gli anni della crisi, gli anni che non finivano mai. Questo blog nato triste che adesso cerca di reinventarsi trasformandosi nello specchio di una persona che sta bene.
È agosto e Genova in agosto, con i miei in montagna a trecento chilometri di distanza, mi piace persino. Sono talmente in bolla che non mando in malora la casa, che cucino e tengo pulito e, più o meno, mangio persino le cose giuste all’ora giusta. Un tempo avrei passato le giornate buttata sul divano a ingrassarmi di schifezze, avrei mangiato the e biscotti per pranzo e insalata e pomodori per merenda e fatto il bagno alle tre di notte tanto per il gusto di farlo. Forse l’ho anche fatto sul serio, convinta com’ero che fosse un modo come un altro per fare la rivoluzione, e invece era solo un modo come un altro per farmi del male. Adesso lo so che la rivoluzione non si fa riducendo di proposito la propria vita ad un gran casino, la rivoluzione si fa giorno per giorno, nella pratica di vita quotidiana, ma non senza un ordine e una logica, almeno un po’. Con tutto che sono e resto una casinista incredibile. Non sono cambiata io, è cambiato, spontaneamente, il mio modo di percepire la realtà in cui vivo, e di conseguenza la assorbo e reagisco ad ogni suo stimolo con un atteggiamento completamente diverso, senza sapere né come né perché, come se fosse cambiato il vento e mi ritrovassi all’improvviso a navigare con la vela gonfia nella direzione giusta.
Come quando dopo aver corso fino allo svenimento per raggiungere il treno che sta partendo sul binario, dopo essere salita al volo, dopo aver issato la valigia ed esserti buttata a sedere nel tuo posto, il treno inizia a partire e tu senti il battito del cuore che rallenta e il ritmo del respiro che torna regolare, e ti stiracchi sul sedile e getti un’occhiata lunga di là dal finestrino e pensi solo Adesso si va.



"Lo so come ti senti. E' come essere dietro un vetro, non puoi toccare niente di quello che vedi. Ho passato tre quarti della mia vita chiuso fuori, finché ho capito che l'unico modo è romperlo. E se hai paura di farti male, prova a immaginare di essere vecchio e quasi morto, pieno di rimpianti."
(A. De Carlo, "Due di due")


OTTOMARZOTUTTOL'ANNO

GENOVA NON HA SCORDATO...
SARA' DURA...
BERLUSCOUNTER!